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ALAIN DANIÉLOU – IL LABIRINTO DI UNA VITA

ALAIN DANIÉLOU – IL LABIRINTO DI UNA VITA - Cinema Farnese Persol

Anteprima nazionale del cortometraggio "Lettre à ma F

 

ALAIN DANIÉLOU – IL LABIRINTO DI UNA VITA 

Un film documentario di RICCARDO BIADENE 

78’, Svizzera/Italia 2017, prodotto da FONDAZIONE FIND e KAMA PRODUCTIONS 

CINEMA FARNESE / 29/06/2017 ore 21 

biglietto 5 euro, ridotto 4 

Alla proiezione saranno presenti il REGISTA, GIORGIO MILANETTI (Università La SAPIENZA), 

ADRIÀN NAVIGANTE (FIND) e lo scrittore EMANUELE TREVI.

 

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tradizionale indiana, “la Musica degli Dei". 

ALAIN DANIÉLOU – IL LABIRINTO DI UNA VITA è 

un viaggio musicale avventuroso che parte dalla Bretagna, passando poi per l'India (Shantiniketan, Varanasi, Khajuraho, Konarak, Bhubaneshwar, Chennai, Pondicherry), Parigi, Berlino, Venezia e Roma, seguendo la storia del francese Alain Daniélou, indologista e musicologo vissuto prevalentemente in India tra gli anni '30 e gli anni '60. 

Daniélou e il suo compagno di vita, il fotografo svizzero Raymond Burnier, per circa 15 anni hanno vissuto a Benares (ora Varanasi) a Palazzo Rewa, sulle rive del Gange. Qui Daniélou si è convertito all'induismo, è diventato uno studioso di sanscrito, ha studiato musica classica indiana, ha suonato la veena professionalmente e ha scritto libri su Veda, sulla filosofia Indù e sullo Shivaismo. Dal 1950 Daniélou è il curatore della prima collezione al mondo di musica classica indiana per l'UNESCO. Nel 1963, tornato in Europa, fonda e dirige l'Istituto Internazionale di Berlino per Comparati Studi e Documentazione, portando avanti le registrazioni per la raccolta dell'UNESCO. In questo documentario vengono esplorate musica indiana, danza, religione, tradizione vs modernità, scultura e filosofia, attraverso gli occhi e l'autobiografia dello stesso Daniélou “La via del Labirinto”, con un focus principale sulla musica 

RICCARDO BIADENE Nato nel 1973, cresciuto a Venezia, Riccardo Biadene si laurea con lode in filosofia a Bologna. Autore e regista dei documentari “Come un uomo sulla terra” (Italia 2008, finalista David Donatello, condirettore Andrea Segre), “Marino Mazzacurati” (Italia, 2010), “Azezana, Kabul” (Afghanistan, 2011). Ha lavorato in produzione sui set di “Per non dimenticare” di M. Avati, “Viaggio segreto” di R. Andò, “Aria Salata” di A. Angelini. Dal 2013 è direttore artistico di FIND - India-Europe Foundation per Nuovi Dialoghi (2013/17), “Cinema del Reale” (Officine, 2009, Roma), CINEMA.DOC Distribution Film Festival (Venezia, Roma, Torino, Firenze, Salina, 2010). Dal 2009 fa parte della giuria del David Donatello e di Italian Doc Screenings. Nel 2017 con la Kama Productions ha prodotto AQUAGRANDA in crescendo, di Giovanni Pellegrini. 

Altre Proiezioni in Italia
15 e 19 GIUGNO - BIOGRAFILM FESTIVAL, BOLOGNA 

(Cinema Jolly ore 19.30, Cinema Lumiere ore 15.30)
22 GIUGNO - RAVENNA FESTIVAL, RAVENNA (Teatro Alighieri ore 18.30)
30 GIUGNO - RIVER FILM FESTIVAL, PADOVA (Porta Portello ore 21.30)
8 LUGLIO - SOLELUNA FESTIVAL, PALERMO (S.Maria dello Spasimo, ore 22.30) 

 

VEDETE, SONO UNO DI VOI di E.Olmi

VEDETE, SONO UNO DI VOI 

L'ultimo lavoro di Ermanno OLMI

dal 17 marzo al 19 marzo - spettacolo unico ore 16.00

 

CON LA SPECIALE PARTECIPAZIONE DI CORRADO AUGIAS

Un film manifesto  Corriere della Sera

Piccolo-grande capolavoro  ANSA

Una storia pubblica e privata, bella, austera ma ricca di umanità  La Repubblica

Riconsegna Olmi in splendida forma  il Fatto Quotidiano

Bellissimo  Il Giorno

Una nuova meraviglia l’Unità

Un’opera che va al di là delle definizioni di genere   Rolling Stone

Il ritratto di un compagno di cammino    MyM

 

A 90 anni dalla nascita del suo grande protagonista, un film che tocca momenti cruciali della nostra storia, e domande profonde per ogni spettatore, credente e non.

 

IL FILM

È la storia personale di un protagonista di questo nostro tempo. Accompagnati dalle sue parole, intessute da preziose memorie visive, gli autori ripercorrono accadimenti e atti dell'uomo Carlo Maria Martini per conoscere come questo importante rappresentante della Chiesa cattolica abbia speso i giorni della sua vita rigorosamente fedele alla sua vocazione e ai suoi ideali. Primo fra tutti, la Giustizia. Dunque, l'Uomo consapevole che senza giustizia non c'è libertà. E di conseguenza, una Chiesa non più di dogmi bensì di fede, il cui fondamentale 'comandamento' è un percorso libero e condiviso quale incessante testimonianza nel riconoscere e difendere il diritto alla dignità di ciascun uomo.

Attraversando eventi drammatici (terrorismo degli anni di piombo, Tangentopoli, conflitti, corruzione,  crisi del lavoro, solitudini) Martini ha dato senso a smarrimenti e inquietudini della gente, che in lui ha visto l'autenticità della sua testimonianza e lo ha riconosciuto come punto di riferimento per credenti e non credenti. Uno spirito profetico, che sapeva farsi interrogare dalla realtà storica, interpretandola alla luce del Vangelo. Un profeta di speranza, anticipatore di papa Francesco.

 

L'adesione rispettosa nel riportare i testi scritti, non lo è altrettanto nel montaggio sequenziale in quanto si è preferita una più utile ricomposizione secondo una drammaturgia suggerita - a volte addirittura imposta - dalla logica delle emotività, che è la via più vicina ai tanti e esclusivi significati delle nostre comuni esistenze.  

 

 

REVOLUTION - LA NUOVA ARTE PER UN MONDO NUOVO

REVOLUTION - LA NUOVA ARTE PER UN MONDO NUOVO - Cinema Farnese Persol

 

In occasione del Centenario della Rivoluzione Russa. L'arte stupefacente della Russia post-rivoluzionaria attraverso l'opera di alcuni dei suoi artisti più celebri e amati.

 

Revolution – La Nuova Arte per un Mondo Nuovo è un documentario audace e scrupoloso. Racchiude il racconto di anni cruciali della storia russa e delle avanguardie artistiche che ne hanno cambiato per sempre il volto e lo fa con l’eleganza e la cura tipiche di Margy Kinmonth, pluripremiata autrice della BBC, già regista del documentario dedicato all’Ermitage e nominato ai BATFA.

Grazie all’accesso privilegiato a collezioni di importanti istituzioni russe, Revolution – La Nuova Arte per un Mondo Nuovo, che arriverà nelle sale italiane solo il 14 e 15 marzo nell’ambito della stagione della grande arte al cinema, si snoda attraverso le vicende rivoluzionarie che prendono il via nel 1917, fondendo i contributi di artisti contemporanei e di esperti d’arte con le testimonianze dirette dei discendenti dei personaggi che della rivoluzione russa sono stati gli assoluti protagonisti. Con questo mix ponderato e attento Revolution – La Nuova Arte per un mondo nuovo riporta in vita gli artisti dell’avanguardia russa e narra le storie di pittori come ChagallKandinskijMalevič e dei pionieri che con loro accolsero una sfida utopica e ambiziosa: quella di costruire una nuova arte per un nuovo mondo, un’arte e un mondo che solo pochi anni dopo sarebbero stati bruscamente disconosciuti e condannati.

Attraverso preziose immagini d’epoca e i contributi di esperti come direttore dell’Ermitage, Mikhail Piotrovsky e la direttrice della Galleria Tret’jakov (il museo moscovita che ospita una delle più grandi collezioni di belle arti russe al mondo), Zelfira Tregulova, il film indaga la storia e le opere delle principali correnti russe, dal  raggismo  al suprematismo, dal cubo-futurismo al costruttivismo e si interroga sul loro desiderio di liberarsi dal realismo per creare un’arte capace di recuperare l’originalità delle proprie radici. Un percorso artistico irrimediabilmente intrecciato alle vicende politiche della rivoluzione, che le avanguardie precedettero condividendone molte idee per finire poi perseguitate dopo la morte di Lenin. Grazie allo stile vivo e originale di questi artisti, la Russia divenne una punta di diamante dell’avanguardia europea, in ambito figurativo ma anche per quel che concerne la poesia, il cinema, il teatro.

Spiega Margy Kinmonth“Perché la Russia? Come regista continuo a trovare tantissime storie da raccontare nel passato e nell’arte russa, storie che diventano per me fonte di ispirazione. In questo paese c’è una quantità enorme di arte, dipinti, romanzi, opere teatrali, balletti, opera, musica, architettura e soprattutto ci sono moltissime persone attraverso cui raccontare le storie stesse della Russia”.

IO, CLAUDE MONET

IO, CLAUDE MONET - Cinema Farnese Persol

Nexo Digital presenta

IO, CLAUDE MONET

14-15 FEBBRAIO 2017

Euforia creativa e depressione, ossessione per le ninfee e ricerca continua della bellezza.
Un viaggio intimo nella vita dell’artista impressionista più amato e nei luoghi che lo hanno ispirato, attraverso decine di opere riprese in alta definizione e le lettere agli amici più cari

 

Tremila lettere di Claude Monet.
È a partire da questo immenso patrimonio che si snoda Io, Claude Monet, il nuovo docu-film di Phil Grabsky che arriva al cinema solo il 14 e 15 febbraio nell’ambito della stagione della Grande Arte al Cinema di Nexo Digital.

Proprio a partire dagli scritti di Monet (Parigi, 1840 – Giverny, 1926), accostati alle straordinarie opere conservate nei più importanti musei del mondo, il film rivela la tumultuosa vita interiore del pittore di Giverny, tra momenti di intensa depressione e giorni di assoluta euforia creativa, offrendone così un ritratto complesso e commuovente. Attraverso più di cento dipinti filmati in alta definizione lo spettatore potrà conoscere la vita emotiva e creativa del pittore che con il suo Impression. Soleil levant, esposto nell’aprile del 1874 nello studio del fotografo Nadar, fece parlare il critico Louis Leroy della prima “esposizione degli impressionisti”, dando involontariamente vita al termine che avrebbe segnato buona parte della storia dell’arte europea di fine Ottocento.

Riportate alla vita dall’acclamato attore britannico Henry Goodman, le lettere di Monet narrano infatti il percorso dell’artista da enfant prodige e appassionato caricaturista a maestro indiscusso di fama internazionale e registrano con attenzione gli incontri più importanti – come quelli col pittore Eugène Boudin e col primo ministro e amico Georges Clemenceau, che nel 1899 gli scrive “Voi ritagliate dei pezzetti di cielo e li gettate in faccia alla gente. Niente sarebbe così stupido come dirvi grazie: non si ringrazia un raggio di sole”.

Molte lettere mostrano inoltre la disperazione, i momenti di oscura depressione e anche il tentativo di suicidio, i problemi di salute, i lutti e le complesse relazioni con Camille Doncieux e Alice Hoschedé, prima e seconda moglie dell’artista. “Sono assolutamente disgustato e demoralizzato dall’esistenza che sto conducendo da così tanto tempo… Ogni giorno porta con sé nuovi affanni e nuove difficoltà, da cui non riuscirò a liberarmi“, scrive Monet al medico George de Bellio sul finire degli anni ’70 dell’Ottocento.

Ma in egual misura la corrispondenza di Monet celebra le gioie della pittura e del mondo naturale. Siamo nella “Mecca dell’Impressionismo”, quella Giverny in cui Monet dipingeva sotto il sole cocente e sotto la pioggia battente per studiare tutte le infinite sfumature della luce. Un luogo descritto come una visione paradisiaca dai visitatori del tempo, gli stessi che si fermano sul bordo della strada a sbirciare papaveri di campo, primule, violette, margherite, fiordalisi, o che allungano il collo dai finestrini del treno per scorgere il ponticello giapponese o un angolo dello stagno, con quelle ninfee “silenti e misteriose più di ogni altro fiore”, passione e ossessione decennale di un artista che inseguì il sogno della forma e del colore quasi fino all’autodistruzione. erano l’anima del duo giardino.
Io, Claude Monet ripercorre i luoghi in cui Monet dipinse e scrisse le sue lettere, da Honfleur a Étretat, da Parigi a Venezia, da Londra a Le Havre e dà inoltre spazio alla corrispondenza poco nota coi colleghi impressionisti Bazille, Manet e Pissarro e agli accesi scambi di opinione col mercante Paul Durand-Ruel, mostrando il rapporto spesso conflittuale di Monet con il mondo dell’arte.

Il regista Phil Grabsky spiega: “Amo molto lavorare sulle biografie degli artisti, perché quando si legge con attenzione la loro corrispondenza, quando si torna nei luoghi in cui hanno vissuto e si esaminano attentamente i dipinti che hanno realizzato, se ne rintraccia una personalità più ricca e sincera. È quanto accaduto con Monet. Non c’è nulla scontato in questo artista. Ciò che colpisce con maggior forza è la sua passione, la sua ricerca senza fine e, infine, la sua genialità”.

 

SEGANTINI - RITORNO ALLA NATURA

SEGANTINI - RITORNO ALLA NATURA - Cinema Farnese Persol

SEGUE DALLA HOMEPAGE

A due anni dalla mostra milanese di Palazzo Reale, che ha celebrato l’impressionante bellezza della sua opera troppo a lungo trascurata raccogliendo oltre 200 mila visitatori in 4 mesi, ora sarà il grande schermo ad omaggiare uno dei pittori più importanti dell’Ottocento italiano, in perenne oscillazione tra divisionismo e simbolismo.

Dopo essersi aggiudicato il Premio del pubblico della sezione arte all’ultimo Biografilm Festival di Bologna, arriva infatti nelle sale italiane solo il 17 e il 18 gennaio 2017 il nuovo appuntamento della Grande Arte al CinemaSegantini, ritorno alla natura, diretto da Francesco Fei, con Gioconda SegantiniAnnie-Paule QuinsacFranco MarroccoRomano Turrini e con la partecipazione speciale di Filippo Timi. Il docu-film offrirà la possibilità di scoprire la storia singolare e straordinaria di Giovanni Segantini e della sua innata capacità di sentire la natura come fonte d’ispirazione artistica e spiritualeguidandoci attraverso opere come La Ragazza che fa la calza della Kunsthaus di Zurigo, Le due madriL’amore alla fonte della vita e L’Angelo della Vita della Galleria d’Arte Moderna di Milano, Mezzogiorno sulle Alpi e il celebre Trittico della Natura custodito a St. Moritz.

Nato ad Arco di Trento, di umili origini e con un tortuoso percorso di vita, Segantini riuscirà a diventare uno dei pittori più autentici dell’Ottocento italiano, pur spegnendosi ad appena 41 anni. Attraverso le strade, i borghi, le valli e i paesaggi alpini che segnarono l’opera e l’anima di un artista capace di colpire anche Vasilij Kandinskij (che confrontandolo con Rossetti e Böcklin, disse che Segantini, pur sembrando il più materiale dei tre, “adottò forme naturali definite, elaborate fin nei minimi particolari e (…) seppe creare figure astratte. Per questo, forse, è interiormente il meno materiale”), il documentario restituirà il ritratto di un uomo complesso, ricostruendo gli scenari della sua vita, mostrandone le opere, i colori e le scelte artistiche e interrogandosi su pensieri e ricordi di chi ha conosciuto e studiato a fondo il pittore trentino. L’interpretazione di Filippo Timi, che dà voce e volto a Segantini in alcune ricostruzioni storiche realizzate appositamente per questo film, mostrerà l’intensità delle lettere autografe del pittore e del suo sentire. Tra gli interventi d’eccezione, anche quello della nipote Gioconda Segantini, di Annie-Paul Quinsac, massima esperta dell’arte segantiniana, di Franco Marrocco, direttore dell’Accademia di Brera e di Romano Turrini, storico di Arco.

Spiega il regista Francesco Fei: “Ho scoperto e amato fin da subito l’arte di Segantini visitando la Galleria d’Arte Moderna di Milano, perché possiede una sua personale e unica forza generatrice. Nei suoi dipinti si percepisce l’energia della natura nella sua più intima essenza e la presenza dell’uomo è colta nel confronto totalizzante con essa. Il suo messaggio è al tempo stesso classico ed estremamente contemporaneo. Anche la vita di Segantini possiede la medesima potenza, lo stesso fascino. Nato poverissimo, orfano a cinque anni, analfabeta, rinchiuso in un riformatorio a dieci, apolide per tutta la vita, riuscì, con la sua volontà e le sue capacità, a diventare uno dei pittori per importanti del simbolismo europeo. Inoltre con la sua compagna, Bice Bugatti, diede vita ad una storia bellissima d’amore; come si legge nel piccolo cimitero di Maloja, dove riposano per sempre insieme, «arte e amore vincono il tempo». Segantini ha usato il paesaggio come base per una ricerca artistica fortemente simbolica e moderna, con risultati che lo elevano a livello mondiale. Non a caso all’estero è considerato come uno dei più grandi pittori simbolisti e artisti importanti come Kandinsky, Klimt e Klee hanno amato profondamente la sua arte”.

Prodotto da Apnea Film e Diaviva, Segantini, ritorno alla natura è stato scritto a sei mani da Francesco Fei, Federica Masin e Roberta Bonazza. Preziosi per lo sviluppo del progetto la collaborazione con Sky Arte HD, la co-produzione della Provincia autonoma di Trento, del Comune di Arco e il supporto della Fondazione Lombardia Film Commission. L’opera è stata realizzata in collaborazione con MAG, Museo d’Alto Garda, Comune di Milano, Palazzo Reale, Skira Editore, grazie a Cassa Rurale Alto Garda, Garda Trentino Azienda per il Turismo e Feba, in partnership con la Galleria d’arte moderna di Milano, Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma, Pinacoteca di Brera Milano, Gallerie Maspes Milano e con il patrocinio dell’Accademia di Brera di Milano.

Il film fa parte della stagione della Grande Arte al Cinema ed è distribuito da Nexo Digital in collaborazione con Sky Arte HD e MYmovies.it.