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BOTTICELLI INFERNO

BOTTICELLI INFERNO - Cinema Farnese Persol

 

BOTTICELLI
INFERNO

7-8-9 NOVEMBRE : 09.45 - 12.00 - 14.30 - 16.30 - 18.30 - 20.30
AL CINEMA FARNESE PERSOL

A un anno dal successo di Firenze e gli Uffizi 3D il Rinascimento torna al cinema per svelare il suo lato oscuro.
Un viaggio nel sottosopra attraverso i 9 cerchi dell’Inferno per svelare i segreti dell’opera che ha fatto impazzire Dan Brown e Ron Howard tra gli Uffizi di Firenze, i depositi del Vaticano, Londra, Berlino e Lennoxlove House in Scozia

Lasciate ogne speranza, voi ch’ entrate –
Dante, Divina Commedia, Canto III

Ci sono opere d’arte che nascondono storie più appassionanti, coinvolgenti e ammalianti dei thriller che hanno scalato le classifiche mondiali. Quando poi alcune di esse uniscono la mano di uno dei Maestri indiscussi del Rinascimento, Sandro Botticelli, e gli oscuri gironi dell’Inferno di Dante, il risultato è una trama fatta di peccati capitali, indagini scrupolose, depositi inaccessibili, enigmi che paiono senza soluzione.

A distanza di secoli l’opera di Botticelli continua a coinvolgere ed emozionare. I suoi quadri più celebri portano nei musei e nelle mostre di tutto il mondo migliaia e migliaia di visitatori ogni anno. Tuttavia uno dei suoi disegni più intimi e misteriosi – forse uno dei più importanti per comprenderlo nel profondo- è rimasto a lungo chiuso nei depositi climatizzati del Vaticano. Si tratta del disegno che Botticelli dedicò all’Inferno di Dante e che diventa oggi protagonista di un film documentario originale, appassionato e coinvolgente.

Botticelli. Inferno di Ralph Loop sarà nelle sale italiane dal 7 al 9 novembre nell’ambito del progetto della Grande Arte al Cinema, a sole poche settimane dall’uscita del film di Ron Howard tratto da “Inferno” di Dan Brown. Per secoli, la mappa dell’Inferno è rimasta chiusa nei depositi Vaticani. Ma cosa spinse il maestro fiorentino – che tutti noi conosciamo grazie alla “Nascita di Venere” e alla “Primavera” degli Uffizi- a disegnare l’inferno dipinto da Dante? Qual è il segreto di questa straordinaria opera d’arte? E in che modo rivela il lato oscuro e meno noto di Botticelli?
Botticelli. Inferno trasporterà gli spettatori in un altro mondo: un viaggio nel sottosopra attraverso i nove livelli dell’inferno. Proprio come nell’opera di Dante, infatti, solo attraversando Inferno e Purgatorio si potrà giungere al Paradiso e uscire “a riveder le stelle”.

Botticelli fece rivivere le descrizioni dantesche in un totale di 102 disegni minuziosi. Il fulcro dell’opera è proprio la “Mappa dell’Inferno”: una sorta di guida attraverso l’inferno con tutti i suoi vari livelli. Un lavoro affascinante e allo stesso tempo efferato su peccatori e contrappassi, incubi e punizioni. Ma cosa ci racconta oggi questa immagine oscura? Quanto svela di quel lato più inquieto e mistico di Botticelli e quanto parla alle nostre anime moderne?
Scrittore e regista Ralph Loop ha creato un film che si rivela un viaggio sontuoso in luoghi spesso inesplorati per avvicinarci all’uomo Botticelli e al suo lavoro. Le riprese sono state realizzate in Vaticano, a Firenze, Londra, Berlino e in Scozia durante l’estate del 2016. Proprio in occasione del film, la “Mappa dell’Inferno” è stata digitalizzata con uno scanner ad altissima definizione che ha portato a luce dettagli fino a quel momento invisibili ad occhio nudo.

La co-produzione tedesco-italiana di “Botticelli Inferno”, a cura di TV Plus, Medea Film e Nexo Digital, uscirà nelle sale italiane il 7-8-9-novembre 2016. La distribuzione sarà a cura di Nexo Digital in collaborazione con Sky Arte HD e MYmovies.it

BOZZETTO NON TROPPO

BOZZETTO NON TROPPO - Cinema Farnese Persol

Un motto di spirito che produce un cortocircuito dello spirito, che richiama l'infanzia senza mitizzarla, che torna all'infanzia per matura conquista

 
Marzia Gandolfi     * * * 1/2 -
 

 Seguendo la linea poetica di Bruno Bozzetto, nutrita dagli affetti e dai personaggi del suo immaginario artistico, Marco Bonfanti realizza un'appassionante riflessione sulla creazione artistica. Bozzetto non troppo è un motto di spirito che produce un cortocircuito dello spirito, che richiama l'infanzia senza mitizzarla, che torna all'infanzia per matura conquista. Perché l'età dell'innocenza per Bruno Bozzetto, l'età dei suoi nipoti, attesi fuori dalla scuola e consegnati alle ali di un'altalena, è un arco primordiale, un intervallo magico dove la razionalità non interferisce con la creazione. Creazione che diventa un momento di fulgida imprevedibilità. Bonfanti coglie il segno dell'infanzia e rende visibile l'arte di Bozzetto, svolgendo un ritratto dialettico divertito e conciliante come il Signor Rossi, asciutto e graffiante come il segno grafico che ha inciso il cuore dei suoi spettatori. Cartoonist delle meraviglie, Bozzetto si racconta con leggerezza e ironia, 'disegnandosi' a occhi chiusi come un grand garçon che non ha mai dimenticato i trastulli della fanciullezza.
Bonfanti fa un passo indietro e osserva alla giusta distanza quel gigantesco continente pieno di mistero e colori rivelando un uomo implicato con la natura, la fantasia, le invenzioni, la creatività, l'immaginario. La chiave musicale e d'accesso è quell'Allegro non troppo che chiude il documentario e apre sull'orizzonte poetico dell'artista milanese, che ha saputo meglio di chiunque altro combinare il segno iconico con quello acustico. In quella sarabanda di musica disegnata, derivata più dalle emozioni che dalla volontà di interpretare la musica stessa, dimora il cuore di un poeta che ha il ritmo delle immagini che anima. Il movimento di questo artista è quello di un'irriducibile modestia da cui pescano John Lasseter (Pixar), Matt Groening (I Simpson), Peter DeSève (L'era glaciale), riadattando nei loro universi l'intensità espressiva e la potenza dinamica degli eroi bozzettiani.
Polo di attrazione per chi pensa che è meglio disegnare quello che non può essere detto, Bruno Bozzetto ha illustrato la vita e le sue contraddizioni con tratto sicuro e linee oblique, come il suo pensiero che si fa poesia separata dalla conoscenza razionale, luogo immaginario in cui l'artista trascende le cose, i fatti e raggiunge la libertà. Ma quella libertà Bozzetto la cerca e trova pure nel deserto del reale, in un ritiro bucolico dove la grazia del suo lavoro avanza con le tecnologie, dove la sua vorace pecora incontra il gregge metropolitano di Marco Bonfanti (L'ultimo pastore) pascolando, brucando immagini e risalendo insieme il tempo. Indietro fino al pascolo verde delle origini, dove le idee e le forme crescono spontaneamente come l'erba. Tavola dopo tavola, frame by frame, Bozzetto non troppo ripercorre una carriera straordinaria che debutta sulla spiaggia di Cannes (Tapum! La storia delle armi), realizza il primo lungometraggio animato in Italia (West and Soda), anticipando il fortunatissimo filone dello spaghetti-western e lavorando sui modelli consolidati del genere, ricalca la mascella volitiva e la tracotanza ingenua dei supereroi dell'immaginario classico (Vip - Mio fratello superuomo), tempera e stempera il pervasivo consumismo degli anni Sessanta, infila con il signor Rossi la paglietta e le abitudini dell'italiano medio, omaggia la fantasia disneyana trovando esiti nuovi nel rapporto immagine-musica (Allegro non troppo). Acme poetico di soluzioni espressive e aperture simboliche, di intermezzi comici e movimenti nostalgici, di scene dal vero ed esasperazioni di forme e metamorfosi, di animazioni morbidissime e di slanci pittorici, del tempo barocco di Vivaldi e del virtuosismo ritmico di Ravel, Allegro non troppo dichiara il proprio debito con Fantasia per poterlo esorcizzare, rovesciandosi in un'opera altra (e alta) in cui la musica è contrappunto all'esercizio bozzettiano. A colpi di matita, Bozzetto accompagna lo spettatore nei luoghi della creazione, da Milano al Lago di Monate, davanti a una finestra spalancata sull'avventura. Un territorio magico, dove un antieroe lillipuziano, che insegue una vita 'in quota' con ali piccole, incontra un'eroina occhialuta che vede benissimo col cuore. Bozzetto impugna la matita e tutt'a un tratto è amore.

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THE SPACE IN BETWEEN - MARINA ABRAMOVIĆ AND BRAZIL

THE SPACE IN BETWEEN - MARINA ABRAMOVIĆ AND BRAZIL - Cinema Farnese Persol

Nexo Digital e iWonder Pictures presentano

THE SPACE IN BETWEEN
MARINA ABRAMOVIĆ
AND BRAZIL

di Marco Del Fiol

Una delle più grandi artiste viventi in un film sospeso tra arte e vita

LUNEDI 3 – MARTEDÌ 4 – MERCOLEDI 5
OTTOBRE AL CINEMA FARNESE PERSOL

Dopo il successo delle scorse stagioni che hanno portato al cinema oltre 400 mila spettatori, la stagione della Grande Arte torna nelle sale italiane con un’importante novità. Il cartellone della nuova stagione, che sarà svelato a fine estate, esplorerà non solo l’arte rinascimentale (italiana e internazionale), i grandi movimenti pittorici e i più amati artisti dell’Ottocento, ma si aprirà quest’anno anche ai grandi performer contemporanei.

A inaugurare questo nuovo ciclo ci sarà una delle più originali artiste viventi, Marina Abramović, protagonista di THE SPACE IN BETWEEN. MARINA ABRAMOVIĆ AND BRAZIL di Marco Del Fiol, che sarà al cinema  solo il 3, 4 e 5 ottobre distribuito da Nexo Digital e I Wonder Pictures in collaborazione con Unipol Biografilm Collection.
In questo docu-film la Abramović parte alla ricerca di nuovi stimoli creativi e viaggia attraverso le vibranti comunità religiose del Brasile per fare esperienza dei rituali sacri e svelare il suo processo creativo. Il sincretismo del Brasile più profondo si fa per lei percorso personale e artistico e racconto per immagini, in un seducente intreccio di profondità e ironia. Tra cerimonie di purificazione e trip psichedelici, Marina riflette sulle affinità tra performance artistiche e rituali e si mette totalmente a nudo, in un tragitto anche interiore nei meandri del suo passato. Un film autenticamente “in between”, sospeso tra arte e vita, tra road movie e spiritual thriller, capace di parlare al cuore dello spettatore e al suo inestinguibile bisogno, consapevole o inconsapevole, di spiritualità.

Nata a Belgrado nel 1946, la Abramović è una delle artiste più importanti del nostro tempo. All’inizio degli anni Settanta studia presso l’Accademia di Belle Arti di Belgrado, dove comincia a sperimentare la performance come forma di arte visuale. Esplorando i limiti fisici e mentali del suo essere, la Abramović approfondisce così il tema della trasformazione emotiva e spirituale e si dedica alla creazione di opere capaci di rendere rituali semplici azioni della vita quotidiana, come stare sdraiati o seduti, sognare e pensare. Nel 1974 viene conosciuta anche in Italia, dove presenta la sua performance Rhytm 4 nella galleria Diagramma di Luciano Inga Pin a Milano. Nel 1976 Marina Abramović lascia la Jugoslavia per trasferirsi ad Amsterdam. Nello stesso anno inizia la collaborazione e la relazione con Ulay, artista tedesco, nato tra l’altro nel suo stesso giorno. I due termineranno il loro rapporto dodici anni dopo, nel 1989, con una camminata lungo la Grande Muraglia Cinese: Marina decide di partire dal lato orientale della muraglia sulle sponde del Mar Giallo, mentre Ulay dalla periferia sud occidentale del deserto del Gobi. I due cammineranno novanta giorni e si incontreranno a metà strada dopo aver percorso entrambi duemila e cinquecento chilometri per dirsi addio. Negli anni ottanta viaggia in Australia e nei deserti di Thar e del Gobi e in Cina; dal 1992 tiene workshop, conferenze, mostre personali e collettive in tutto il mondo fino a vincere nel 1997 la Biennale di Venezia con la performance Balkan Baroque, dove per tre giorni pulisce una montagna di ossa bovine in un rituale di purificazione e di denuncia delle stragi che avvenivano nei Balcani.  Nella primavera del 2010 arriva la prima grande retrospettiva negli Stati Uniti al Museum of Modern Art di New York, dove esegue anche la performance The artist is present documentata dall’omonimo documentario. Due anni dopo, nel 2012, è stato il momento della doppia mostra al PAC e alla Galleria Lia Rumma di Milano, dove l’artista ha mostrato tutti i nuovi lavori e svelato al mondo The Abramović Method.

THE SPACE IN BETWEEN. MARINA ABRAMOVIĆ AND BRAZIL di Marco Del Fiol sarà nelle sale italiane solo il 3, 4 e 5 ottobre distribuito da Nexo Digital e I Wonder Pictures in collaborazione con Unipol Biografilm Collection e con i media partner Sky Arte HD e MYmovies.it.

Marco Del Fiol. Cameraman, co-sceneggiatore, regista, montatore, produttore esecutivo, sceneggiatore e redattore, Marco Del Fiol ha dedicato gli ultimi dieci anni del suo lavoro all’opera di importanti artisti contemporanei e alla creazione di un dialogo tra le opere d’arte, gli artisti e il loro pubblico. Nel 2010 ha diretto ” Second Movement for Piano and Sewing”, prodotto da Philippe Barcinski per TV Cultura. Il film ha partecipato a numerosi festival come il Chile, Ouro Preto Film Festival e il Brazilian Film Festival di Toronto, dove ha ricevuto premi per il miglior film, la miglior regia e la migliore attrice. Del Fiol è il regista di VIDEO BRASIL NA TV, alla sua quarta stagione, così come di Rafael França – Obra como testamento; Mau Wal – translated encounters; Olafur Eliasson – Seu corpo da Obra and Isaac Julien – Geopoéticas. I suoi film sono stati presentati in festival cinematografici al Museo Reina Sofia di Madrid, al Centre Pompidou di Parigi, al Nederlands Fotomuseum di Amsterdam e fanno parte delle collezioni di numerose istituzioni come The Center for Contemporary Art (Israel), Hong Kong Arts Centre (China), Internationale Kurzfilmtage(Germany), Library of Museu de Arte Contemporânea da USP (Brazil), Midiateca Le Plateau (France).

MARGUERITE

MARGUERITE - Cinema Farnese Persol

Da giovedì 24, nei seguenti orari:
 15.30 - 20.15 - 22.30, nella versione doppiata, e alle ore 18.00 nella versione originale con sottotitoli in italiano.